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La fede rende diversi anche i cimiteri



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Ottobre 2006

Cimitero di Laterino (FI)Questa riflessione, come mi capita spesso, prende spunto da quesiti posti da ascoltatori e ascoltatrici. Una signora ha sentito di esternare una sua esperienza che gli ha suscitato una domanda. Leggo uno stralcio della sua lettera: “Ho scoperto, durante una visita al cimitero della mia città, una sezione denominata evangelica. Sono rimasta colpita dall'assenza di lumi o immagini sulle tombe e dalla presenza, su quasi ogni lapide, di un versetto biblico...Vorrei comunque sapere come mai esistono nei cimiteri delle zone riservate agli evangelici”. Sono certo che molti di voi avrete fatto la stessa esperienza. In Italia, oppure all’estero (specie in paesi dove c’è una grossa presenza protestante), entrando in qualche cimitero, come questa signora, avrete notato una diversità non solo estetica, ma anche nei contenuti delle lapidi. Effettivamente, in molte località italiane nei cimiteri cittadini, esistono degli spazi riservati agli evangelici, oppure si possono trovare dei cimiteri denominati protestanti. E questo non solo nei grandi centri, ma anche in quelli minori o addirittura in quelli minuscoli, insomma, ovunque sia presente una comunità evangelica. Il motivo per cui sono nati questi spazi è presto detto: essi sono il segno di una discriminazione. In passato, infatti, i cristiani non cattolici non potevano essere sepolti in terra cosiddetta consacrata, perciò dovevano avere dei loro propri cimiteri, fuori dalle mura cittadine.

Stiamo parlando di alcuni secoli fa, cioé prima dell'avvento di Napoleone che, con il suo Codice, proibì la sepoltura nelle chiese e sancì l'obbligo, per tutti, di costruire i cimiteri fuori dai centri abitati. Tuttavia, la regola o la legge che sancisce, diciamo così, la divisione dei morti, prese forma da una discriminazione, per questo motivo, per esempio, nacquero il Cimitero degli Inglesi a Firenze, o il Cimitero britannico a Napoli e quello acattolico a Roma. Le sezioni evangeliche degli attuali cimiteri risentono anch'esse di questa discriminazione. Infatti, non c'è alcuna ragione per cui un evangelico non possa essere sepolto in una zona comune a tutti, come ho detto poco fa, è la concezione cattolica che considera alcune persone e luoghi più sacri di altri a far sorgere e consolidare questa discriminazione. Cimitero inglese di FirenzeNon a caso un altro termine per indicare il cimitero è il “camposanto”! Per spiegare questo fatto, qui molto in sintesi, possiamo dire che questa discriminazione è una delle tante conseguenze dell’idea che la Chiesa di Roma ha di sé stessa. Vi invito a leggere nella II sez. del Catechismo della chiesa cattolica, il par. 3 dell’art. 9; qui si parla ampiamente della natura, del carattere e della missione della chiesa. Ebbene, oltre ad affermare (ma senza dimostrarla!) la stretta continuità e successione fra i primi apostoli e i vescovi (Lumen gentium, 20), si afferma che “il Signore Gesù non solo ha istituito dei ministri, ma li ha anche dotati di sacra potestà” (Codice di Diritto Canonico, 204, 1). Soltanto per mezzo di questo riconoscimento, essi possono agire “in persona di Cristo Capo”.

Ora, che cosa c’è alla base di questa concezione? Ritroviamo l’idea che l’opera di Cristo non può essere rimasta limitata ai brevi anni del Suo ministero terreno; quindi, ogni generazione, fino alla fine dei tempi, dev’essere messa a “contatto” con Cristo. Fisicamente e visibilmente come può Cristo essere presente tra gli uomini? Per la Chiesa di Roma, Cristo è presente nella persona dei suoi ministri. Il sacerdote infatti, è considerato un alter Christus (un altro Cristo), perché il sacramento dell’ordine gli conferisce la facoltà di “rappresentare” Cristo, gli dà cioè“il potere di agire in virtù e nella persona di Cristo stesso” (Enciclica Mediator Dei, del 20/11/1947).

Cimitero acattolico di RomaNella realtà, questa “rappresentanza” non è puramente formale e astratta, ma è un vero e proprio trasferimento di potere da Cristo alla chiesa, nella persona dei suoi rappresentanti. In relazione al tema che stiamo trattando, quali sono le conseguenze negative di questa visione? Non solo si assiste a un’abusiva oggettivazione di Dio (per cui il divino viene a essere amministrato, messo a disposizione e gestito dal clero, e così il perdono o il giudizio di Dio si identificano con il perdono o il giudizio dei Suoi rappresentanti), ma anche alla localizzazione di Dio. Cioè, la presenza o l’assenza di Dio si identifica con la presenza o assenza del clero cattolico, la benedizione o la consacrazione di un luogo, un edificio, di un oggetto..., nel nostro caso di un’area di un qualsiasi cimitero, s’identifica con la presenza e benedizione del clero. La chiesa di Roma, quindi, si sente legittimata a esercitare il suo presunto potere spirituale su ogni realtà e spazio. In sostanza, poiché gli evangelici non riconoscono questo potere spirituale, agl’occhi della chiesa di Roma sono privi della grazia di Dio perché essa si riceve in modo particolare attraverso la chiesa cattolica. Di conseguenza quando muoiono non possono stare vicini a coloro che hanno beneficiato dei mezzi della chiesa di Roma. In altre occasioni abbiamo dimostrato che questa pretesa (che si manifesta in tanti ambiti della vita delle persone e di quella sociale italiana), non ha nessun fondamento biblico. Poiché ogni cm. quadrato di tutto il creato appartiene a Dio, e poiché Egli non ha mai delegato la Sua autorità e potere a nessun’essere umano o chiesa, è fuori luogo pensare che esistano posti più sacri di altri, o che la santità di una persona possa essere inquinata dalla vicinanza di un’altra di fede diversa! Un’assurdità così palese non merita altri commenti.

Cimitero cattolicoDesidero soffermarmi un pò sulla giusta osservazione che l’ascoltatrice ha fatto sulla diversità estetica dei cimiteri evangelici rispetto a quelli cattolici. Questa diversità dimostra che, nei riguardi della morte e dei defunti, gli evangelici hanno una visione diversa rispetto ai cattolici. Questi luoghi, nati per discriminazione, sono poi diventati degli ambiti in cui esprimere e testimoniare questa diversità, visibile nelle forme: cioè la sobrietà dei luoghi, l'assenza di immagini devozionali e, soprattutto, l’abbondante presenza di testi biblici sulle lapidi. Poiché gli evangelici, in ogni contesto e momento della vita, cercano di fare riferimento alla Bibbia, non praticano il culto dei morti, messe di suffragio, né preghiere per i defunti. Al contrario, ciò che costituisce il legame tra i vivi e i morti è la speranza (testimoníata dai versetti biblici riportati sulle lapidi di tanti evangelici) nell'avvento del mondo nuovo di Dio da cui tanto i vivi quanto i morti sono egualmente distanti, e che entrambi attendono con impazienza. In sostanza, oltre alla memoria e agli affetti, ciò che ci lega con i nostri morti credenti è soprattutto l'attesa e la certezza della vita eterna da trascorrere con loro alla meravigliosa presenza di Dio, così come è promesso dal Vangelo. Questa certezza lenisce il dolore della perdita, aiuta a non cadere nella disperazione di chi non ha nessuna speranza di rivedere la persona cara scomparsa e, inoltre, esclude ogni pretesa di “migliorare” la sua condizione con preghiere e messe di suffragio.

Infatti, nella Bibbia è scritto che quelli che veramente credono in Cristo: "Riposano dalle loro fatiche" (Apocalisse 14,13). Il riposo di queste persone non è immaginario, ma reale, non hanno bisogno né di preghiere, né di messe. Sebbene i loro corpi riposano nelle tombe o su dei letti, le loro anime entrano nel sublime riposo della vittoria su tutte le prove e i guai della vita. Per loro la morte è il preludio della gioia piena, totale e realizzata, essi saranno rivestiti di una condizione nuova e magnifica perché privi di peccato. Come è sicuro che Cristo risorse dai morti, con altrettanta certezza Egli farà risorgere tutti coloro che hanno creduto e li unirà a Sé come in un matrimonio eterno. Un funerale o la visita ad un cimitero non sono momenti per giocare una farsa, ma per riflettere sulla tua condizione eterna. Domani potrebbe essere troppo tardi.

Nino Ciniello, vocedb@tin.it


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